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Paolo e Francesca: la fortuna nella letteratura

Tre esempi: Petrarca, Tassoni, Borges
 

 

Francesco Petrarca, Trionfo d’amore, III, 79-84, in Canzoniere e Trionfi, Torino, Einaudi, 1968.

Ecco quei che le carte empion di sogni,
Lancillotto, Tristano e gli altri erranti,
ove conven che ‘l vulgo errante agogni.
Vedi Ginevra, Isolda e l’altre amanti,
e la coppia d’Arimino che ‘nseme
vanno facendo dolorosi pianti.

 

Alessandro Tassoni, La secchia rapita, canto V, str.43-47, Torino, Utet, 1952.

Rimini vien con la bandiera sesta:
guida mille cavalli e mille fanti
il secondo figliuol del Malatesta.
Esempio noto agl’infelici amanti,
il giovinetto ne la faccia mesta
e ne’ pallidi suoi vaghi sembianti
porta quasi scolpita e figurata
la fiamma che l’ardea per la cognata.
Halli donata al dipartir Francesca
l’aurea catena a cui la spada appende;
la va mirando il misero, e rinfresca
quel fuoco ognor che l’anima gli accende:
quanto cerca fuggir tanto s’invesca,
e ‘l suo cieco furor invan riprende,
che già su la ragione è fatto donno,
nè distornarlo omai consigli il ponno.
- Perchè,donna, dicea, di questo core,
legarmi di tua man di più catene?
non stringevano assai quelle, onde Amore
de le bellezze tue preso mi tiene?
Ma tu forse notasti il mio furore,
dissimulando il mal che da te viene:
furore è il mio, non nego il mio difetto;
ma mi traesti tu de l’intelletto.
Tu co’ begli occhi tuoi speranza desti
a la fiamma d’amor viva e cocente,
che sfavillar da questi miei scorgesti
e chiederti pietà del cor languente.
Ma, lasso, che vo io tacendo in questi
vani pensier l’innamorata mente,
e sinistrando il caro pegno amato,
che da sì nobil petto in don m’è dato?
Bella de la mia donna e ricca spoglia,
che donata da lei meco te ‘n vieni,
acciò che dal suo amor non mi discioglia
e mi leghi in più nodi e m’incateni,
tu sarai refrigerio a la mia doglia,
tu sarai nuovo pegno a le mie speni.-
La bacia e la ribacia in questi accenti,
e va seco sfogando i suoi tormenti.

 

Alessandro Tassoni, La secchia rapita, canto VII: in questo canto (str.29-31)

Paolo Malatesta ferisce mortalmente in battaglia tale Alessio da Pozzano, il quale, mentre Paolo fa per togliergli le armi, dice:

- O tu che godi or del mio acerbo fato,
sappi che morirai via più infelice:
vicina è la tua sorte; e ‘l tuo peccato
già prepara per te la mano ultrice,
dove meno la temi, e, quel ch’importa,
teco la fama tua fia spenta e morta.-
Qui chiuse i lumi Alessio, e ‘l Malatesta
frenò la mano, e ritirando il passo:
- Col mal augurio tuo, disse, ti resta,
e va’ giù a profetar con Satanasso;
l’armi e la ricca tua serica vesta
portale teco pur, ch’io le ti lasso
con questi annunzi tuoi sciaurati e rii,
o poeta o stregon che tu ti sii.
 

 

J.L.Borges, Inferno, V, 129, tratto da La cifra, trad. di Domenico Porzio, in Tutte le opere, Milano, Mondadori, vol.II, p.1223.

Lascian cadere il libro, ormai già sanno
che sono i personaggi del libro.
(lo saranno di un altro, l’eccelso,
ma ciò ad essi non importa.)
Adesso sono Paolo e Francesca,
non due amici che dividono
il sapore di una favola.
Si guardano con incredulo stupore.
Le mani non si toccano.
Hanno scoperto l’unico tesoro;
hanno incontrato l’altro.
Non tradiscono Malatesta
perché il tradimento richiede un terzo
ed esistono solo loro due al mondo.
Sono Paolo e Francesca
ma anche la regina e il suo amante
e tutti gli amanti esistiti
dal tempo di Adamo e la sua Eva
nel prato del Paradiso.
Un libro, un sogno li avverte
che sono forme di un sogno già sognato
nelle terre di Bretagna.
Altro libro farà che gli uomini,
sogni essi pure, li sognino.

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