Anfitrione, ovvero Let me be the one
di Pier Paolo Conconi da Plauto, Molière e Kleist
con Stefano Chessa, Luisella Conti, Maurizio Giordo,
Nadia Imperio, Antonella Masala e Consuelo Pittalis
regia di Pier Paolo Conconi
Un dio - il più importante: Giove - si sostituisce ad un uomo, Anfitrione, per godere dei piaceri della moglie, la bellissima Alcmena. Questa è la storia di persone che si imbattono in individui perfettamente a loro identici. Storia di sosia quindi, anzi, di “Sosia” e del suo doppio Mercurio e di Anfitrione e del suo doppio Giove. Con tutto lo sconquasso e gli equivoci che ne derivano. Una storia intima e discreta, da vivere tra le mura domestiche, dove si lavano i panni sporchi di famiglia. Una storia importante perché ne nascerà il più grande eroe mitologico della cultura occidentale: Ercole. Le maschere, secondo il gusto della commedia attica, sono la caratteristica più importante della messinscena, per caratterizzarne il carattere ludico, clownesco e grottesco. In questa scatenata e divertente reinvenzione dell’Anfitrione Plautino l’elemento comico della burla divina si combina modernamente col tema dell’identità perduta. Una messa in scena dinamica e frizzante, un’esilarante gioco degli equivoci, con tanti momenti di divertimento, in cui tutto è grazia e leggerezza, anche la violenza. La commedia contiene il basso e l’alto, l’umano e il divino, l’eroismo ed il cinismo, tutto concertato con grande eleganza.
La scelta del linguaggio grottesco ci ha permesso di meglio giocare l’ambiguità dello scontro tra il reale e il suo doppio, la finzione, lasciando da parte il moralismo per una comicità più immediata, tra farsa crudele e ironia grottesca, e per una riflessione più scoperta sull’artificio della macchina teatrale, con un gioco scenico capace di unire al comico il fantasioso e il magico.








