IL PIFFERAIO MAGICO
co-produzione La botte e il cilindro e.t.s. | La camera chiara
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regia Stefano Chessa
con Antonella Masala, Consuelo Pittalis, Elga Mangone e Stefano Chessa
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disegno luci Paolo Palitta
scenotecnica e fonica Michele Grandi
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Il Pifferaio Magico è una delle fiabe più celebri della tradizione tedesca, che mette in luce temi universali come le promesse, il tradimento e le conseguenze delle azioni. La storia affonda le sue radici in una leggenda che risale al Medioevo, precisamente al 1284, nella città di Hamelin. Le cronache storiche dell’epoca narrano di una serie di tragici eventi legati a un’infestazione di ratti, che decimò non solo le scorte di cibo, ma anche la tranquillità degli abitanti. Quando un misterioso suonatore di flauto fece la sua comparsa, la città vide finalmente un barlume di speranza. Questa figura enigmatica affermò di poter liberare Hamelin dai roditori in cambio di un lauto compenso e i cittadini accettarono. Il Pifferaio grazie al suo flauto magico, riuscì ad attirare tutti i topi fuori dalle case, conducendoli al fiume dove annegarono. Tuttavia i cittadini si rifiutarono di pagare il compenso pattuito. Il Pifferaio Magico, profondamente ferito dall’ingiustizia subita, tornò di notte, questa volta con una musica incantevole per attirare non i topi, ma i bambini della città.
Nel nostro spettacolo Hamelin è una cittadina “perfetta”, troppo perfetta, abitata da cittadini lamentosi e vanitosi, un borgomastro un po’ arrogante ed un bambino avido e presuntuoso. In questa cittadina, dove il tempo scorre tra concorsi bizzarri capaci di incoronare il “bambino più bello” ed altre amenità simili, vive un giovane ragazzo capace di ascoltare e di vedere ciò che gli altri non vedono: si chiama Paul. Paul è l’unico che capisce fin da subito la potenza della musica del Pifferaio e sarà l’unico che lo accoglierà veramente. Queste sue qualità accompagneranno Hamelin a diventare una cittadina non più “perfetta”, ma normale. E i cittadini a capire che quello che conta veramente sono la verità, l’amore e l’onore.