Tre spettacoli al Teatro Astra – 7, 10 e 11 ottobre – ore 20:30
Mercoledì 7 si apre, al Teatro Astra di Sassari, una settimana ricca di spettacoli.
I due Festival organizzati da La botte e il cilindro, Plays! e Occhio orecchio cuore, propongono 3 produzioni con sole attrici donna in scena.
Il Teatro Contemporaneo incontra il Teatro Poesia.
intero €12 – ridotto €10 (prenota > bigliettibottecilindro@gmail.com)
Mercoledì 7 ottobre – ore 20:30
GRAN CABARET AU CLAIR DE LUNE – OMELETTE A JULES LAFORGUE.
Una produzione TI-DE e La botte e il cilindro
Di e con: Simona Pintus
Regia: Pier Paolo Conconi
Il lavoro nasce dall’approccio con Jules Laforgue (1860-1887), uno dei poeti più potenti e visionari del panorama mondiale. La sua poetica si snoda tra lune, sogni, donne e madri che non creano una contrapposizione ma quasi un perfetto incastro – costruito con una sottile quanto tagliente ironia- col tema del lugubre, della morte, di strane visioni di scheletri che danzano indossando tonache e frac.
Il lavoro si sostanzia in un accoglimento a tratti avanguardistico della poetica di Laforgue tradotta nello spazio teatrale attraverso un percorso che accompagna lo spettatore in una trasformazione dandystica e umoristica che avviene sotto la luce lunare, sotto l’occhio vigile della luna stessa, che è faro e approdo. La natura umana è esplorata nella sua mutevolezza e rigidità, attraverso le contraddizioni che permangono nonostante il passo delle epoche.
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QUEL MATTINO DI MARZO
Una produzione de L’Effimero Meraviglioso
di Nino Nonnis
con Michela Cidu, Daniela Musiu, Carla Orrù, Annalisa Serri
Costumi Marco Nateri
Regia Maria Assunta Calvisi
Un fatto tragico accaduto a Buggerru nel 1913 quando, in “un mattino di marzo”: il crollo di una galleria di una miniera inghiottì quattro donne, quattro cernitrici addette alla selezione dei minerali.
Quattro donne: Anna Rosa, una ragazzina che ha lasciato da poco il gioco con le bambole; Maria, giovane sposa con un bambino in grembo che non vedrà mai la luce; Laura, madre di famiglia costretta a lavorare per dare un futuro ai suoi figli; Anna battagliera e determinata, alfiere dei diritti dei minatori. In un mattino di marzo come tanti, uno scricchiolio, un rumore sordo che piano piano diventa assordante come un tuono, seppellisce per sempre i loro sogni, le loro speranze, le loro preoccupazioni, la loro amicizia.
Nello spettacolo si immagina che nella ricorrenza della loro morte, le quattro donne tornino a Buggerru e rievochino, anche in tono leggero e scherzoso, alcune vicende e ricordi delle loro vite per poi rivivere ancora la loro morte. E poi tornare a perdersi. Un rito al quale sono inchiodate per sempre”.
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Domenica 11 ottobre – ore 20:30
Bianco corallo son le sue ossa ed i suoi occhi perle
Una produzione TI-DE e La botte e il cilindro
di e con Arianna Cocozza
Regia: Pier Paolo Conconi
Burattino: Luisella Conti
Luci: Paolo Palitta
Scenotecnica: Michele Grandi
Nell’immaginario comune il bianco è legato a immagini positive: la vestina candida del battesimo, l’abito da sposa, la prima nevicata dell’inverno, la sabbia scintillante di una spiaggia, le lenzuola fresche di bucato, la maestosa facciata di una chiesa, la prima pagina di un nuovo quaderno, un cigno che tende il suo lungo collo, il volo di una colomba, simbolo di pace.
Ma se riflettiamo più attentamente, ecco che altre immagini si mostrano all’occhio della mente: un velo di gelida nebbia si squarcia per lasciarci intravvedere le ripide pareti di un iceberg, o si tratta del pallido sfarfallio di uno spettro? Sono bianche le nude ossa dei morti e il sudario che le avvolge, il legno di un relitto lentamente divorato dal mare, gli abiti a lutto che si indossano in Cina e in Giappone. E come dimenticare l’emblema stesso del mistero e del terrore che emerge dagli abissi dell’ignoto: Moby Dick, la grande balena bianca.
“Bianco corallo sono le sue ossa ed i suoi occhi perle” gioca con l’ambiguità del bianco, mostrandone i tratti dolci e onirici e quelli cupi e spaventosi, attraverso la penna dei grandi autori della letteratura classica, come Shakespeare, Brönte e Melville, ma anche più recenti, come Sepulveda e Enzensberger.
