Teatro stabile d'innovazione per l'infanzia e i giovani

Festa grande d’aprile

di Franco Antonicelli, regia di Sante Maurizi

Italo Calvino scriveva a proposito della Liberazione: ‘Certo, basterebbe un segno di cambiamento di clima e si ridarebbe attualità a quello che il 25 aprile significa: il concorso di forze politiche molto diverse, che ha permesso di dare a un Paese prostrato e semidistrutto una sua fisionomia morale e civile che gli ha fatto riprendere il suo posto come nazione’. (Italo Calvino, Miracolo che ritarda, Corriere della Sera, 25 aprile 1977).
Anche dalla convinzione che i valori rappresentati dal 25 aprile siano sempre attuali, scaturisce l’idea dell’allestimento di Festa grande d’aprile, quella che Franco Antonicelli, autore nel 1964 del testo, definì una “rappresentazione popolare” della Storia degli italiani dall’assassinio di Matteotti alla Resistenza, e che costituisce senz’altro la migliore e più efficace (nonché dimenticata) opera teatrale italiana sui temi dell’oppressione fascista, della guerra e del riscatto della nazione. In alcuni quadri che seguono, appunto, la stessa cronologia, l’Oratore di un congresso politico che si svolge vent’anni dopo i fatti ripercorre assieme ai “cittadini, amici, vecchi compagni” gli avvenimenti passati e le ragioni delle scelte morali e politiche, per ritrovarne e rinnovarne il senso.

Lo spettacolo, nel quale hanno grande spazio le canzoni e le voci della Resistenza  è realizzato in collaborazione con l’Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell’Autonomia e con l’ARCI Provinciale Sassari. E’ stato presentato al teatro Juvarra di Torino nel 2005, nell’ambito delle celebrazioni per il sessantennale della Liberazione. Nell’occasione Giovanni De Luna introdusse lo spettacolo su La Stampa del 4 maggio 2005.

Dello spettacolo hanno scritto Cristina Nadotti su La Nuova Sardegna del 26 aprile 1999, Leonardo Sole su La Nuova Sardegna del 26 aprile 2003, Sante Maurizi su La Nuova Sardegna del 21 aprile 2005 (.pdf).  Il 18 novembre 2002 il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia dedicò ad Antonicelli la  giornata di studio “Le passioni dell’intelligenza” in occasione del centenario della nascita. Interventi di Arturo Colombo, Franco Contorbia, Aldo Grasso, Salvatore Veca e Renzo Cremante. Nell’aula foscoliana, sede del convegno, vennero eseguiti testi e canzoni da “Festa grande d’Aprile” a cura di Daniela Cossiga, Sante Maurizi e Giancarlo Monticelli. Nell’occasione Gianni Agnelli ricordò il maestro su La Stampa e Corrado Stajano ne tracciò un ritratto sul Corriere della Sera.

 

 

Nota su Franco Antonicelli

Franco Antonicelli nasce il 15 novembre 1902 a Voghera. Il padre, Donato, è un alto ufficiale; la madre, Maria Balladore, appartiene alla vecchia borghesia vogherese. Franco, quarto dei figli maschi, trascorre i primi anni d’infanzia a Gioia del Colle, ospite dello zio paterno. Giunge a Torino nel 1908. Frequenta il liceo classico D’Azeglio, si iscrive all’Università laureandosi in Lettere, e successivamente in Giurisprudenza. Nel 1929 viene arrestato per avere firmato una lettera di solidarietà a Benedetto Croce in occasione del dibattito al Senato sui Patti Lateranensi, e rimane in carcere circa un mese. Tra il 1932 e il 1935 dirige la “Biblioteca Europea” dell’editore Frassinelli. Nel 1935 viene nuovamente arrestato e condannato a tre anni di confino ad Agropoli. Il 26 dicembre dello stesso anno si sposa con Renata Germano. Nel marzo del 1936 la pena viene sospesa per un condono nazionale. Dal 1942 al 1948 dirige una propria casa editrice, “Francesco De Silva”. Il 26 luglio 1943, all’indomani della caduta del regime fascista, scrive la prima dichiarazione dei partiti antifascisti torinesi. Dopo l’8 settembre si trasferisce a Roma e lavora clandestinamente a “Risorgimento liberale”. Il 6 novembre viene arrestato e incarcerato a Regina Coeli. Nel febbraio 1944 viene trasferito nel carcere di Castelfranco Emilia. Rimesso in libertà il 18 aprile, entra nel CLN piemontese - di cui assume la presidenza nell’imminenza del’insurrezione - come rappresentante del PLI. Nel 1946 esce dal PLI per contrasto con la scelta a favore della monarchia e partecipa alla campagna del referendum istituzionale battendosi per la repubblica con la lista “Movimento democratico repubblicano” che comprende Parri e La Malfa. Il gruppo, dopo il 2 giugno, confluisce nel PRI. Viene eletto nella direzione del PRI, ma dopo le elezioni del 18 aprile 1948 e la costituzione del blocco centrista anticomunista lascia i repubblicani. Diviene presidente dell’Unione culturale di Torino ed è tra i fondatori dell’Istituto storico della Resistenza in Piemonte e del Circolo della Resistenza. Nel 1953 partecipa alla campagna contro la legge elettorale maggioritaria (”legge truffa”). Nel 1957 è tra i partecipanti al convegno di Torino sulle libertà civili e i diritti sindacali in fabbrica promosso dalla FIOM dopo la chiusura del reparto-confino OSR della FIAT. Nel 1960 organizza a Torino il ciclo di lezioni “Trent’anni di storia italiana (1915-1945)”, con la partecipazione, tra gli altri, di Togliatti, Pertini, Terracini, Lussu, ecc. Dopo le manifestazioni di massa contro il governo Tambroni, appoggiato dal MSI, tiene un discorso a Bologna il 25 luglio per cui viene incriminato per apologia di reato e condannato, nel 1964, a 8 mesi di reclusione con la condizionale (assolto in appello). Nel 1968 è eletto senatore indipendente nella lista del PCI-PSIUP per il collegio di Alessandria-Tortona. Alle elezioni del 1972 fu confermato nel collegio di Susa. Fa parte delle commissioni parlamentari pubblica istruzione e difesa vigilanza sulla Rai-TV. Muore a Torino il 6 novembre 1974.

Le notizie biografiche sono tratte dal sito internet dell’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino e dal volume a cura di Franco Contorbia Franco Antonicelli. Ricordi fotografici, Bollati Boringhieri, Torino, 1988.