Compagnia di Teatro di innovazione, sperimentazione, infanzia e gioventù
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Il teatro dell’acqua

da un’idea di Pier Paolo Roggero e Sante Maurizi

con Paola Benedetti, Massimo Pagnoni, Martina Perugini, Alessandro Gimelli, Giorgio Donini

musiche di Mario Mariani

progetto e direzione scenica di Sante Maurizi e Francesco Calcagnini

Supervisione scientifica: Slim

con Università Politecnica delle Marche, Scuola di Scenografia di Urbino

con il contributo della Banca delle Marche

Video:  RAI Tg3 Marche 30/11/2003    RAI Tg3 Marche 6/12/2003    video spettacolo 10′                La canzone dei nitrati (qui il testo)

poster in inglese:         opuscolo (con credits completi)        rassegna stampa

La gestione sostenibile dell’acqua     L’acqua è stata definita dall’ONU requisito fondamentale per la realizzazione dei diritti umani. Tuttavia questa risorsa primaria è a rischio in tutto il pianeta. Per molti individui il problema acqua non esiste sino a quando non si presenta drammaticamente nella propria realtà quotidiana come sempre più spesso avviene anche in Italia, e cioè in caso di scarsità o tossicità della risorsa. E’ un problema globale che va affrontato su scala locale, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in accordo con le indicazioni della Direttiva quadro europea sull’acqua. Il settore produttivo agricolo è considerato tra i maggiori consumatori di acqua e una delle principali fonti di inquinamento diffuso. Gran parte della superficie territoriale dei principali bacini imbriferi europei è gestita dall’agricoltura. Ciò rende molto difficile individuare soluzioni realmente applicabili, per le complesse interconnessioni che l’agricoltura ha con tutti gli altri settori socio-economici e le crescenti difficoltà di comunicazione e dialogo tra consumatori e produttori nelle filiere produttive agroalimentari. Il problema dell’inquinamento delle falde da nitrati, interessa molte aree agricole del mondo caratterizzate da elevata piovosità, compreso il centro-nord Europa.

Il progetto Slim     Il progetto Slim, coordinato dal prof. Ray Ison della Open University di Milton Keynes (UK), affronta numerosi casi di studio sul tema della gestione sostenibile dell’acqua anche in altre quattro nazioni europee (Regno Unito, Francia, Paesi Bassi e Svezia). E’ ormai esperienza comune a molti paesi europei che l’imposizione di obblighi o l’erogazione di incentivi economici per gli agricoltori non sono sufficienti a migliorare la gestione dell’acqua. Slim studia l’efficacia di nuove strategie di intervento per conseguire gli obiettivi di gestione sostenibile dell’acqua in modo non coercitivo, ed in particolare quello che abbiamo chiamato “apprendimento sociale” (Social Learning). Si tratta di creare le condizioni per imparare quali sono le conseguenze delle azioni quotidiane di ciascuno sulle risorse idriche, e come tali azioni condizionano il comportamento e le scelte di altri. L’apprendimento sociale è un processo che avviene attraverso l’interazione tra persone (che chiamiamo stakeholder: portatori di interessi) che condividono un determinato problema, che hanno il potere di fare o condizionare le scelte o ne subiscono gli effetti. L ‘interazione può essere resa più efficace attraverso l’integrazione della conoscenza scientifica e l’intervento di persone super partes chiamate facilitatori. In questo ambito rientra Slim theatre: il Teatro dell’Acqua.

Slim nelle Marche     Serra dei Conti e Montecarotto sono due dei 50 centri delle Marche che nel 1994 sono stati dichiarati in emergenza nitrati, e cioè con una concentrazione di nitrati nelle falde da cui si attingeva l’acqua potabile, superiore a quella fissata dalla normativa comunitaria (50 mg/L). Nell’emergenza, il comune ha distribuito l’acqua potabile con autobotti. Successivamente ha installato un impianto di depurazione e ha quindi scelto di approvvigionarsi dalla sorgente di Gorgovivo, già sfruttata da molti comuni della provincia. Pur avendo rimosso l’emergenza, il problema dell’inquinamento della falda è rimasto. Nel quinquennio 1997-2001 i Sindaci dei due comuni hanno adottato per primi un’ordinanza che, recependo un regolamento CEE, imponeva agli oltre 350 agricoltori, a fronte di incentivi, rigidi disciplinari di produzione finalizzati alla riduzione dell’inquinamento delle falde acquifere. Il monitoraggio delle acque e delle attività agricole è stato avviato dall’Università Politecnica delle Marche e dall’ASSAM in due microbacini imbriferi a Serra de’Conti nel 1997 ed è tuttora in corso. I dati raccolti hanno permesso di chiarire le dinamiche dei processi biologici e fisico-chimici che legano le pratiche agricole con la qualità dell’acqua. Tuttavia, si è anche compreso che i nitrati sono il prodotto indesiderato di un complesso di cause difficili da rimuovere senza la collaborazione e il diretto coinvolgimento degli agricoltori e degli altri attori sociali presenti nel territorio. Per questi motivi, il territorio di Serra de’Conti e Montecarotto è diventato un caso di studio per il progetto europeo Slim (Social Learning for the Integrated Management and Sustainable Use of Water: apprendimento sociale per la gestione integrata e l’uso sostenibile dell’acqua a scala di bacino imbrifero) finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del V programma quadro, al quale collabora il gruppo di ricerca interdisciplinare dell’Università Politecnica delle Marche.

Lo spettacolo è stato realizzato con il coinvolgimento dell’intera comunità di Serra de’ Conti in occasione della Festa della Cicerchia del 2003 (28-30 novembre). In alcune “stazioni” ubicate nel paese sono state  allestite alcune scene. Due vacche di razza marchigiana assistevano alla proiezione di una seduta del consiglio comunale nella quale si deliberava di imporre sistemi colturali a basso impatto ambientale su tutto il territorio comunale. La Dr.ssa Gerber, aiutata da due assistenti illustrava come sono ripartiti gli oltre 200 litri di acqua consumata pro capite in Italia. Una turista tedesca in un barchino veniva trainata (“salvata”)  dal trattore di un agricoltore, accusato di provocare con i fertilizzanti l’eutrofizzazione dell’Adriatico. Il turista (e tutti noi) pur esigendo la qualità dei prodotti tipici, fa scelte, spesso inconsapevoli, che condizionano negativamente l’uso del suolo e la qualità delle acque. Infine il “funerale dell’acqua”. L’acqua, contenuta in una beuta e trasportata su una bara, pur se inodore, incolore e insapore, è morta per la presenza di nitrati, invisibili ma tossici. Il funerale riesumava l’inquinamento da nitrati degli acquedotti pubblici di molti comuni marchigiani, ormai rimosso dalla memoria dei cittadini a seguito dell’allaccio a sorgenti Appenniniche, il cui sfruttamento mette a repentaglio l’acqua delle generazioni future.

 

 

Attori e scienziati

                                          La scienza manipola le cose e rinuncia ad abitarle. Se ne costruisce dei modelli interni e si confronta solo di quando in quando con il mondo effettuale.
Maurice Merleau-Ponty

Oliver Sacks nel suo “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” racconta di alcuni afasici, cioè pazienti che hanno perduto la capacità di comprendere le parole, che guardavano alla televisione dell’ ospedale in cui erano ricoverati il Presidente degli Stati Uniti: Ronald Reagan pronunciava un importante discorso alla nazione, e malgrado sembrasse convincente nel toccare il tasto della commozione, quasi tutti ridevano a crepapelle.

“Il fatto è che a un afasico non si può mentire. Egli non riesce ad afferrare le tue parole, e quindi non può esserne ingannato; ma l’espressione che accompagna le parole, quell’espressività totale, spontanea, involontaria che non può essere mai simulata o contraffatta, egli la afferra con precisione infallibile. Gli afasici possono capire, senza le parole, ciò che è genuino o non lo è. Erano quindi le smorfie, gli istrionismi, i gesti e soprattutto i toni e le cadenze della voce a suonare falsi, e perciò questi pazienti, non ingannati e non ingannabili dalle parole, reagivano a queste incongruità e improprietà che apparivano loro smaccate e addirittura grottesche. Ecco perché ridevano al discorso del Presidente”.

Credo che il discorso del Presidente – le parole da lui pronunciate, diciamo il copione – sia esattamente come un testo scientifico: di fronte a esso noi cosiddetti profani, la quasi totalità delle persone, siamo afasici. Inerti sulla carta, quelle stesse parole possono acquistare il loro vero significato a patto che chi le utilizza non pensi di tradire la nostra fiducia. E, ovviamente, sia capace di raccontare. Il nostro Teatro dell’ Acqua è stato – è – un work in progress: nessuna parte del copione concordato con l’ equipe scientifica è stato pensato come definitivo. Dopo i veri scienziati Roggero e Cavazza, l’ ultima sera è toccato a me provare a interpretare lo Scienziato nella chiesa di San Michele, di fronte a quella bara dell’ acqua che si è rivelata un’ immagine forse più forte di quanto noi stessi potessimo prevedere. Ho cominciato così: “Le cose che si imparano da piccoli sono quelle che rimangono più impresse: ‘ mamma’ , ‘ babbo’ , ‘ uno più uno, uno’ , ‘ due per quattro, otto’ , eccetera. Da bambini abbiamo imparato che l’ acqua per essere buona deve essere inodore, incolore e insapore: nessun odore, perfettamente trasparente, e, se la assaggiamo, nessun sapore. Mio babbo era figlio di contadini. Anzi, un tempo fare il contadino era spesso uno dei tanti mestieri che era meglio saper fare per mettere insieme il pranzo con la cena. Dunque mio babbo, quando vedeva un campo appena arato, tirava un gran sospiro, un misto di felicità , sollievo e pace interiore. Come se i suoi polmoni si spalancassero al pari di quei solchi, ad assorbire il calore del sole, l’ aria, l’ acqua. Bene: pensate che un giorno vi vengano a dire che non è mica sufficiente che l’ acqua sia inodore, incolore, insapore. Perché ci sono delle sostanze – i nitrati – che non hanno odore, colore, né sapore. E che, essendo solubili, se finiscono nell’ acqua la rendono appunto velenosa senza che ce ne accorgiamo. E pensate, per giunta, che vi dicano che se i nitrati finiscono nell’ acqua è anche a causa di quei bei campi arati che in autunno e in inverno ci piacciono così tanto, e che facevano sospirare il mio babbo. Beh, come reagire a qualcosa che demolisce ciò che fino a un attimo prima era per noi così sicuro, anzi rassicurante? P rima di pensare di fare qualunque cosa, bisogna accettare che sia vero quello che ci dicono, no? Allora: crederci o non crederci?”… A questa domanda una signora del pubblico, invitata a esprimere il suo pensiero, ha risposto: “Sì, siamo disposti a crederci se ce lo dice qualcuno di cui ci fidiamo” . Dopo circa un anno passato a fare e ragionare di Social Learning, credo che questa sia un buona sintesi: la fiducia. Che non vuol dire consegnarsi a chi supponiamo depositario del sapere (delegare in quanto incapaci a cogliere la complessità : il discorso della scienza come il discorso politico – o l’ esercizio del potere), o che l’ arte debba dire la verità. Anche perché la maggior parte delle volte la messinscena funziona meglio quanto meglio falsifica i dati: l ‘ iperbole, il paradosso, l’ antifrasi, il contrasto, sono da sempre strumenti privilegiati del teatro come della retorica (arte della persuasione). Voglio dire fiducia come disponibilità, come apertura, come mettersi in gioco, e un po’ a repentaglio: quella “volontaria sospensione dell’ incredulità” (la wiilling suspension of disbelief di Coleridge) che lo spettatore mette in atto di fronte allo spettacolo, e che costituisce la convenzione principale dell ‘ evento teatrale (e forse della dialettica democratica).  L’Apprendimento Sociale interviene su conflitti, e non c’ è teatro senza conflitto. E’ per questo che il teatro può funzionare in quest’ambito meglio di altri media: perché avvenendo dal vivo, in presenza fisica e contemporanea di emittenti e destinatari, non basandosi solo sulle parole, rende la comunicazione più forte e autentica. A Serra de’ Conti, però, il conflitto non c’ era. O meglio il problema esisteva ma non era percepito: era nascosto, sotterraneo come l’ acqua di falda (e i nitrati). I bambini delle elementari ci hanno detto che l’ acqua è un problema per i Paesi poveri, non per noi: dunque nessuna emergenza, per alcuni solo il ricordo (riportato dagli adulti) di un’emergenza. E dunque il lavoro è stato quello di lavorare sulla memoria locale, sull’ informazione, coinvolgendo attivamente le risorse locali: la scuola, la corale, la banda, gli anziani, le istituzioni, con tecniche di animazione o mutuate da altre esperienze, dallo psicodramma al Teatro dell’ Oppresso di Boal. Sempre, certo, con il rischio del didascalismo, anche se nell’ Italia centrale c’ è una nobile e antica tradizione di poesia didascalica, così come nella civiltà contadina alla poesia e al canto erano spesso deputate le uniche occasioni di istruzione e informazione. Ma, di più, con la consapevolezza dei rischi che il ruolo di “facilitatori” assegnato ai teatranti può comportare in contesti simili. Giacché il discorso scientifico non è mai innocente, e potrebbe essere semplice utilizzare suggestioni ed emozioni per agire su quelle due leve che per Napoleone spingono gli uomini: l’ interesse e la paura. Nella frase della spettatrice e nel nostro Teatro dell’ Acqua c’è il senso del lavoro – tra divulgazione e composizione dei conflitti – dello scienziato e del teatrante che vogliano misurarsi con il mondo effettuale di cui parla Merleau-Ponty.                                                                                                           Sante Maurizi